Cumulo e Casse Professionali

Cosa fare per avere la pensione col cumulo?

Di fronte al persistente ritardo dell'INPS e delle Casse Professionali nel rendere realmente operativo il Cumulo, all'interno del Comitato "Cumulo e Casse Professionali" sono state proposte diverse azioni legali, anche in considerazione del disagio vissuto da coloro che da mesi stanno senza stipendio e senza assegno pensionistico.

1) Messa in mora dell'INPS


Per "smuovere" l'INPS e le Casse e per risolvere almeno in parte i problemi economici di chi, essendosi dimesso è senza pensione e senza stipendio, una possibilità è quela di diffidare l'INPS a pagare subito almeno il 90% della sua quota.
La diffida si basa sul diritto costuzionale alla pensione, garantito in tempi ragionevoli e non in quelli biblici dell'INPS, dalla legge n.140 del 28 maggio 1997, il cui art. 3 recita:
"Il trattamento pensionistico dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche, è corrisposto in via definitiva entro il mese successivo alla cessazione dal servizio. In ogni caso l'ente erogatore, entro la predetta data, provvede a corrispondere in via provvisoria un trattamento non inferiore al 90 per cento di quello previsto, fatte salve le disposizioni eventualmente più favorevoli."
La diffida, o, più precisamente, la "messa in mora" non ha bisogno di avvocati e non comporta alcuna conseguenza negativa, né l'obbligo di proseguire l'azione legale, ma ha due finalità:
1) far sentire all'INPS e alle Casse l'esigenza di rendere operativo il cumulo;
2) effettuare un passaggio necessario per un eventuale successivo ricorso giudiziario.
La messa in mora basata sul diritto sancito dalla legge n.140/1997 va fatta all'INPS sia quando è l'INPS l'ultimo ente previdenziale e quindi il gestore della domanda di pensione in cumulo, sia quando ha solo una quota, in quanto la suddetta legge pone l'obbligo solo all'ente previdenziale della pubblica amministrazione.
Va comunque inviata per conoscenza amnche alla propria Cassa Professionale.
Conviene inoltre inviarla anche al Ministero del Lavoro e Politiche Sociali, Direzione Generale per le politiche previdenziali e assicurative, che può esercitare un controllo sugli enti previdenziali.

2) Ricorso d'urgenza al Giudice del Lavoro

Qualora l'INPS persista nella sua inerzia, nonostante la "messa in mora", trascorso un mese da questa, si può citare l'INPS (tramite legale) con un ricorso d'urgenza, per ottenere, a titolo di pensione provvisoria salvo conguaglio, il 90% della quota INPS.
Il Tribunale competente per le questioni previdenziali è il Giudice del Lavoro territorialmente competente per l'ultimo luogo di lavoro.
Il ricorso d'urgenza, motivato dal disagio economico di stare mesi senza stipendio (per coloro che per chiedere la pensione si sono dovuti dimettere) e senza pensione, diversamente da altre situazioni non necessita di un preliminare ricorso amministrativo, ma necessita dell'assistenza di un avvocato (esperto in materia previdenziale).
Purtoppo non è possibile un'azione collettiva, ma solo azioni individuali.
Per presentare il ricorso è necessario aver già inviato la messa in mora, ma inviare la messa in mora non comporta alcun obbligo di citare l'INPS (anche se si minaccia di citarlo).

Naturalmente questa azione non pregiudica la volontà (condivisa da tutto il Comitato) e i diritti di giungere ad una piena realizzazione del cumulo (compreso il calcolo retributivo con anzianità cumulata).

Per scaricare un modello di messa in mora dell'INPS clicca qui


3) Richiesta d'intervento al Difensore Civico


Un'altra possibilità per "smuovere" l'INPS è quella di presentare un'istanza di difesa civica al Difensore Civico della propria Regione.




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